Il Pd “percepito reale” contro il Pd reale

Le riflessioni del nostro Manuel Tugnolo, Vicesegretario del Circolo PD di Momo-Barengo-Vaprio d’Agogna-Caltignaga

Qualche giorno fa stavo stilando una scaletta di concetti per concludere l’iniziativa che come Circolo Intercomunale di Momo-Barengo-Vaprio d’Agogna-Caltignaga abbiamo tenuto lunedì sera per chiudere la campagna di ascolto ed aprire quella elettorale, quando alla fine più che un elenco era venuta fuori una riflessione a se stante. Che ho ragionato un po’ e che ora ripropongo nello spirito.

Credo che serate come quella di lunedì per ascoltare quella chi vuole essere la nostra gente (non solo i militanti, ma soprattutto gli elettori delle primarie — che sono nel DNA democratico almeno da quell’atto di battesimo del 14 ottobre 2007, con un bagno di folla da tre milioni e mezzo — ed i simpatizzanti di vario tipo) siano doverose. E lo devono essere ancora di più se vogliamo distinguerci dalla concorrenza come Partito Democratico che si fa rete di persone viventi qui, sul territorio, e che si sveste della sua immagine mediatica.

1_wXpdf13F-DrJfKySrPeDkgVorrei proprio soffermarmi sulla differenza tra percezione della realtà e realtà, perché l’ho vissuta sabato alla conferenza organizzativa dei volontari della provincia di Novara. Quella mattina c’era del malumore, dovuto alla pioggia ed alle liste arrivate all’alba da Roma, al termine di una notte (dei lunghi coltelli, verrebbe da dire) che si sarebbe potuta bypassare se avessimo organizzato per tempo delle primarie non semiclandestine, facendo cioè valere il nostro DNA, come dicevo prima. È da cinque anni che si sa che, salvo elezioni anticipate, le urne successive si sarebbero tenute nel marzo 2018!

C’era comunque determinazione per la campagna elettorale, ed anche uscire dal circolo Arci di via Monte san Gabriele senza pioggia sembrava di buon auspicio. Ed il sole del cielo pomeridiano di Bellinzago sembrava ospitare con benevolenza la prima assemblea annuale di Agorà Sociale, il «coordinamento di confronto ed elaborazione delle politiche socioassistenziali, abitative e famigliari» del Partito novarese.

Si è trattata di un’assemblea fondamentale per discutere la forma-partito nel 2018. Franca e non banale come sempre è stata la riflessione di Augusto Ferrari, assessore piemontese alle politiche sociali: il partito di massa, che poteva contare un centinaio di iscritti anche in paesini da tremila anime, non esiste più; per un partito nel senso migliore della parola si tratta ora di essere il chi ed il dove per confrontarsi ed elaborare delle risposte alle tematiche che sono sempre state del centrosinistra. Si tratta cioè di essere intelligenti, di preoccuparsi di capire ciò che sta succedendo e di conoscere le questioni cruciali del vivere collettivo, senza per questo degenerare in un gruppo di tecnici o di intellettuali da accademia ma anzi mantenendo un po’ di sano spirito anarchico alla base.

Insomma: immaginare la mappatura del “partito palestra” iniziata qualche anno fa da Fabrizio Barca estesa a tutta la penisola e vedere il Partito come un tessuto politico animato in ogni sua cellula, organizzata, presente e pensante nel suo territorio.

Diventa per noi imperativo adottare come cardine la questione sociale, cardine trasversale che tocca l’economia (perché l’attuale sistema produce esclusione? Come superarlo?), il lavoro (quali sono le conseguenze (dis)occupazionali? Perché un reddito da lavoro non basta più a mantenere una famiglia? È possibile una flessibilità sicura? Cosa fare con quei lavori digitali facendo i quali non si sa chi sia fisicamente il proprio datore di lavoro?), l’agricoltura (perché a fatica si riescono a coprire i costi di produzione del riso, dell’olio d’oliva, del latte? Quanto sono sostenibili gli attuali sistemi in termini di inquinamento, flora e fauna?), l’alimentazione e la sanità (perché si sta ribaltando l’immaginario alla Oliver Twist che vuole il povero ridotto all’osso ed il ricco decisamente in carne? Perché si sta sviluppando una scelta tra portafoglio e salute, coi ritardi del pubblico che ti portano a rivolgerti alla casa di cura privata perché la salute è irreversibile?). E potremmo andare ancora avanti.

Perciò il nostro imperativo diventa l’articolo 3 della Costituzione, ossia la lotta alle disuguaglianze di ogni tipo per permettere a tutti la partecipazione al tessuto socioeconomico e politico della penisola; perciò noi abbiamo un senso ad essere presenti come presidio di queste istanze; perciò dobbiamo ridiventare il primo punto di riferimento quando escono nei discorsi queste parole-chiave. Perciò dobbiamo ascoltare le periferie disagiate cantate da Lou Reed ed il contato dimenticato testimoniato da Bruce Springsteen; e, nel farlo, dobbiamo essere come il giradischi che si connette al portatile, ringraziando il passato per quello che è stato (nel bene così come nel male), riprenderne i modelli migliori ed adattarli alle sfide del presente.

E ora arrivo alla tesi:

Da una parte la percezione della realtà, o un Partito Democratico “mediatico” o “percepito reale” che si vede solo nei tg o sui social con le ultime manovre di Palazzo o di segreteria. Quel Partito che Gianni Cuperlo sconsiglierebbe a sua figlia di frequentare. E dal quale un(a) militante non aspetterebbe un minuto in più per scappare.

Dall’altra parte la realtà, o un Partito Democratico “reale” che si articola in circoli/sezioni/palestre che hanno in ogni istante la testa e le braccia concentrate sulle cose che abbiamo appena detto, che riesce a capitalizzare i flussi elettorali in entrata e in uscita per mettere in piedi qualcosa di consistente, che va oltre il leader o l’andamento momentaneo del vento. E nel quale quel(la) militante sa di contare qualcosa con le sue energie, competenze e passioni e dal quale tarderebbe ogni minuto in più ad andarsene a lavori compiuti.

Per ora questo è in molte realtà locali un Partito Democratico “ideale” più che “reale”. Ma l’ostinazione di chi si sbatte rimarrà indomita. Un primo passo? Iniziamo a rinnegare la parola “corrente” e distinguiamo tra chi si impegna e non si impegna. E seminando per tempo, in futuro raccoglieremo la soddisfazione di vedere lo spirito del 40,8%, di sinistra e maggioritario, davvero tale in ogni kilometro quadrato d’Italia.

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