Direzione GD Piemonte – Gli interventi novaresi/2

Pubblichiamo qui gli interventi dei Giovani Democratici novaresi durante la direzione regionale GD dello scorso finesettimana a Torino. Questo è l’intervento di Claudio Fazio, iscritto al Circolo della città di Novara e membro di Segreteria cittadina PD Novara. Cosa ne pensate?

Quando si perde in maniera netta come il 4 marzo, credo sia necessario ripartire ammettendo gli errori fatti in questi 5 anni. Non farò citazioni di intellettuali come altri, perché non sono un intellettuale, ma un mediocre nato nella periferia palermitana e cresciuto nelle periferie novaresi. Nella prima abbiamo preso il 9,86% come partito e l’11,38% come coalizione (collegio uninominale 03 Sicilia – Settecannoli). Nella seconda è andata un po’ meglio, ma non c’è ovviamente da festeggiare.

Il Pd è lontano dalle periferie, siamo diventati il Partito delle zone a traffico limitato e dei centri storici. Questo perché in primo luogo non abbiamo saputo tutelare le persone sconfitte dalla globalizzazione (e questo è un problema di tutti i partiti socialdemocratici europei che infatti prendono sberle ovunque) ovvero chi perde il lavoro perché la propria impresa decide di delocalizzare in Slovacchia piuttosto che in Polonia o in qualche altro paese dell’Est Europa e chi finisce sotto la soglia di povertà perché non ce la fa. Abbiamo cercato di parlare soltanto delle eccellenze e poco di chi non ce la fa, creando così un solco invalicabile tra noi e il resto del paese.

Periferia_-1026x684.jpgIl PD non ha un’idea ben chiara di paese. È mancato un disegno complessivo di paese e lo abbiamo dimostrato su tanti fronti.

Non abbiamo fatto una proposta concreta contro la povertà e il sud è lì a dimostrarcelo (proprio dove c’è più bisogno di uno strumento simile, visto gli altissimi livelli di disoccupazione e povertà). Nello stesso collegio della città di Palermo dove noi abbiamo preso meno del 10%, il M5S ha preso il 48,71% dei voti. È evidente che lì c’è un problema. Parliamo delle periferie dove è nato e ha vissuto Don Pino Puglisi e dove la maggior parte dei cittadini fanno parte del ceto medio basso. Il M5S ha fatto una proposta come quella del Reddito di cittadinanza, che non condivido, ma è una proposta. E noi? La nostra proposta del reddito di inclusione è arrivata troppo tardi e abbiamo investito pochissimo su questo strumento. 2 miliardi di euro sono troppo pochi, perché servivano come minimo 7 miliardi di euro. E soprattutto il provvedimento doveva nascere prima, ad inizio legislatura. Abbiamo preferito invece abolire l’IMU sulla prima casa, scelta evidentemente sbagliata.

Vogliamo parlare del lavoro? Nel 2015 abbiamo messo a disposizione generosi sgravi fiscali per i contratti a tempo indeterminato, che poi abbiamo dimezzato nel 2016 e tolto nel 2017. Ma che senso ha? Sarebbe stato meglio ridurre il cuneo fiscale in maniera strutturale, come peraltro poi abbiamo proposto nel nostro programma. E’ mancato un intervento strutturale.

E poi vogliamo parlare del salario minimo? Presente nella legge delega del Jobs act, il ministro Poletti (che per il PD è stato peggio di una calamità naturale) ha deciso di non procedere con il decreto legislativo. Con il programma siamo tornati indietro e lo abbiamo proposto pure noi. E ovviamente l’elettore ci chiedeva: perché non l’avete fatto prima?   

Vi è poi un altro tema che ci ha fortemente danneggiato ed è la questione morale oltre al conflitto di interessi. Quando un iscritto del PD compie atti inopportuni, è giusto che faccia un passo indietro. I casi di Maria Elena Boschi, Luca Lotti e del figlio di De Luca (di cui non ricordo manco più il nome) hanno dato una pessima immagine del PD. E su questo il M5S ci ha fatto a pezzi. In tutte le analisi ascoltate fino ad oggi, se ne è parlato pochissimo. E credo sia un grave errore.

La comunicazione poi è stata disastrosa. Il volantino con i 100 punti che abbiamo distribuito nelle piazze delle città italiane era una roba in leggibile e incomprensibile. Un pippone allucinante. Il Pd deve esprimere le proprie idee in maniera chiara e comprensibile per tutti, anche a chi ha la terza media. Su questo c’è molto da lavorare.

periferia-roma.jpg

Ovviamente non tutto è da buttare. Sarebbe folle non rivendicare le cose positive fatte in questi anni. Sono fortemente convinto che ci siano state molti provvedimenti positivi in questi 5 anni. In primis sui diritti, questa è stata la legislatura dei diritti. Ma anche alcuni provvedimenti sul lavoro, come la legge contro le dimissioni in bianco e gli ammortizzatori sociali per i collaboratori e lavoratori autonomi(DIS-COLL), gli stessi 80 euro trovo che siano stati un’ottima operazione, anche se avrei preferito una riforma dell’Irpef.

Ma adesso come ripartiamo?

Serve una fase costituente, una fase di ricostruzione del Partito. Per fare questo dobbiamo stare all’opposizione, ma deve essere un’opposizione costruttiva. Se il M5S propone una legge per istituire il salario minimo, io credo che il PD debba votare a favore. E credo che il PD debba proporre le sue soluzioni per il paese.

Bene l’idea dei momenti di ascolto che avevo proposto qualche mese prima delle elezioni pure io a livello locale: trovo che sia il modo migliore per ripartire. Ascoltare la base, ma in primis ascoltare chi non ci ha votato. Aggiungo che l’ascolto deve essere, non solo ragionato, ma anche costante, perché la società si evolve e noi dobbiamo stare al passo con l’evoluzione della società. Fatto questo bisogna individuare quei temi che a livello nazionale toccano di più il cuore degli italiani e così creare delle proposte 1) popolari 2) fattibili 3) coerenti con i nostri valori. Il secondo punto in particolare ci distingue dagli altri. Lega e M5S propongono entrambi il superamento della Riforma Fornero, per non dire la totale abolizione, ma siamo sicuri che sia fattibile?

Il PD però deve avere delle proposte chiare su tutti quelli che sono i temi principali che riguardano il paese. Questo è il punto.

Per quanto riguarda l’organizzazione del Partito e la selezione della classe dirigente, trovo che abbandonare definitivamente le primarie aperte sia un errore madornale. Il PD deve aprirsi, non chiudersi. Se proprio si vogliono evitare pasticci, si facciano con la pre – registrazione. Ma sono contrario a Primarie chiuse o ancora peggio ad un partito senza primarie dove decidono tutto i capi corrente. Brividi.

Il compito del PD sarà quello di riconquistare l’elettorato di centro sinistra, non di chiudersi in discussioni autoreferenziali che sono un esercizio del tutto futile e inutile. Ben vengano quindi processi democratici con il quale si coinvolge più gente possibile.

Grazie a tutti per l’ascolto.

 

 

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